Questa commedia, scritta più di quarant'anni fa, rappresentò l'esordio teatrale di Michael Frayn, più noto per il grande successo ottenuto con “Rumori fuori scena”.
Inizialmente il pubblico inglese accolse freddamente “Due di noi”, perchè la sua struttura ardita e complessa spaventò, e forse ancora oggi è così, la maggior parte di registi e attori.
Eppure Leo Muscato deve aver avuto un'illuminazione, come solo i registi possono avere. Fortunato poi l'incontro con quelli che sarebbero stati i protagonisti della pièce ovvero Lunetta Savino ed Emilio Solfrizzi addosso ai quali l'opera è stata cucita su misura.
Il risultato è un teatro ad orologeria, con gli attori in scena che sono come due lancette sincrone che si rincorrono, si acchiappano e si avvicendano per far scattare il meccanismo in un'esplosione continua di risate e piacevolezza. Gli ingranaggi sono rodati e il loro ticchettio funziona a meraviglia. Perché il teatro deve essere un flusso armonico che ti strappa alla realtà per catapultarti in un mondo magico.
Lo spettacolo è un inno alla leggerezza che fotografa tre complesse situazioni di coppia ed è giocato come una partita a tennis con un crescendo di rimbalzi ed equilibri interpretativi. L'alchimia tra i due attori baresi raggiunge il parossismo nel terzo atto dove il loro talento si moltiplica tante quante sono le volte in cui i due aprono e chiudono le porte in scena.
La loro fisionomia trasfigura al ritmo delle porte che diventano inconsapevoli protagoniste insieme all'avambraccio del direttore di scena!
Virtuosismo ed empatia, gli ingredienti per una commedia tutta da gustare.
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