Simeone Latini e Nunzio Caponio ci avevano abituato alle loro performance fantasiose ed originali, non ultimo con lo spettacolo One on One Shakespeare con il quale riproponevano i motivi per cui il bardo, ancora oggi, debba essere amato e letto.
Questa coppia di creativi, prima ancora che ottimi interpreti, con L'Ospite, porta in scena uno spettacolo che è come una sferzata di energia, di più, uno schiaffo in pieno viso che urla “svegliatevi!”. Da cosa? Dalle spire di un torpore mediatico che ci avvolge atrofizzandoci, dall'impassibile postura che assumiamo al cospetto di un parallelepipedo nero che ci anestetizza l'anima.
In scena due personaggi in perfetto equilibrio precario di cui un presentatore plastificato, posticcio come i suoi applausi, che intervista annoiato, con cinismo e sarcasmo, un reduce bosniaco, compassato e triste, la cui guerra non interessa abbastanza da innalzare lo share della trasmissione.
Davvero il piacere voyeuristico ci trasforma in ossessi bulimici di ricostruzioni fatte di dettagli raccapriccianti e modellini in scala abitati dalla vita altrui? Davvero il nostro ritmo vitale è quello di un flusso catodico cadenzato da spazi pubblicitari insulsi che fagocitiamo senza consapevolezza?
In questa ribalta tutto è portato all'estremo, tutto è spettacolarizzato, monetizzato, ma tutto è il contrario di ciò che appare forse perché ciò che appare è tutto.
Eppure in questa spietata ricerca dell'audience attraverso il macabro, tra guerre più o meno cruente, è interessante notare come gli autori riescano ad inserire una denuncia autentica e drammatica della guerra bosniaca, quella vera, attraverso immagini che documentano il terribile genocidio.
La partita a due, tra falso e reale, prosegue in un' altalena emotiva tra dramma e commedia, gli equilibri si ribaltano in un gioco di specchi in cui ogni cosa ha un prezzo. Le differenze si annullano e l'umanità rivela le sue guerre interiori.
Si va avanti posando un velo di indifferenza su tutto e tutto rimane sospeso e ci scorre addosso mentre siamo spettatori, distratti e complici, condannati a vedere una vita che non sappiamo più guardare attraverso una televisione che è il vero luogo del crimine.
Ricordiamoci però che abbiamo ancora in mano il potere di ridurla ad un insignificante puntino bianco...Zot!
Foto: Isacco Curreli