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sabato 25 maggio 2013
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Il racconto della 4^ tappa di Monumenti Aperti 2012

Monumenti Aperti ad Arbus, Montevecchio, Fluminimaggiore, Buggerru: un viaggio, un'emozione continua

Viaggiare in Sardegna è un’esperienza meravigliosa. Si osservano continuamente luoghi e paesaggi sensazionali, di una bellezza tale da lasciare a bocca aperta.

di Claudio Simbula - Reporter: Claudio Simbula
Immagine Arbus Museo del Coltello (fonte: Claudio Simbula)
Il coltello più grande d’Europa ad Arbus (fonte: Claudio Simbula)
Tempio di Antas (fonte: Claudio Simbula)
Archeologia marina Arbus (fonte: Claudio Simbula)
Buggerru dall'alto (fonte: Claudio Simbula)
Dentro al Museo del coltello di Arbus (fonte: Claudio Simbula)
Exba Buggerru (fonte: Claudio Simbula)
Lame al Museo del coltello di Arbus  (fonte: Claudio Simbula)
Monete di Pistis alla Mostra di Archeologia marina (fonte: Claudio Simbula)
Museo del coltello di Arbus (fonte: Claudio Simbula)
Museo mineralogico di Montevecchio (fonte: Claudio Simbula)
Panorama Portixeddu Buggerru (fonte: Claudio Simbula)
Poesia minatori Montevecchio (fonte: Claudio Simbula)
Riproduzione del lavoro in miniera al Museo Castol (fonte: Claudio Simbula)
Sculture al Tempio di Antas (fonte: Claudio Simbula)
Durante il nostro “Viaggio in Sardegna” con il progetto Sardinia Diary, alla scoperta dei luoghi che ospitano la manifestazione Monumenti Aperti, ne stiamo vedendo continuamente di nuovi.

Domenica 27 maggio è stata la volta di Arbus, Montevecchio, Fluminimaggiore e Buggerru. Quattro tappe all’interno di un circuito “diffuso”, tanta strada da fare ma ne è valsa davvero la pena.

Il nostro viaggio è iniziato nel Museo del Coltello Sardo di Arbus. Un posto molto interessante, realizzato dall’artigiano Paolo Pusceddu che con grande impegno ha recuperato dei locali vicini al suo laboratorio e li ha trasformati in un esposizione continua. Al suo interno è possibile vedere coltelli sardi vecchi e moderni, dipinti, sculture e una grande serie di oggetti utilizzati nella lavorazione del coltello.

In esterno è poi impossibile non notare il coltello più grande d’Europa: un’arburesa di dimensioni colossali, impressionante! Là attorno deve esserci anche la forma di formaggio più grande d’Europa, ne sono sicuro... Prima o poi la troverò.

Terminata la visita al Museo abbiamo visitato altri due luoghi del paese molto importanti: Monte Granatico e la mostra di archeologia marina realizzata con i reperti recuperati nella zona di Pistis. All’interno di quest’ultima è stato possibile vedere delle antichissime monete, dei reali d’argento coniati in Messico pervenuti in seguito al ritrovamento di una nave spagnola risalente al XVII secolo.

Terminata la visita ad Arbus ci siamo spostati verso Montevecchio. Tante curve ma il tragitto è stato comunque leggero: gli splendidi paesaggi che abbiamo attraversato ti fanno sentire a diretto contatto con la natura, completamente immerso nel verde. Sensazioni uniche. A Montevecchio abbiamo potuto visitare il Museo Mineralogico e il Museo Alberto e Giovanni Antonio Castoldi, che ospita al suo interno reperti archeologici, oggetti di proprietà della famiglia di Alberto Castoldi, vecchio direttore della miniera molto ben voluto dai lavoratori per la sua bontà e solidarietà.


Subito dopo siamo entrati in un altro grande edificio: la Foresteria, costruita intorno al 1930 per ospitare ingegneri e dirigenti della miniera. Al suo interno è stato possibile vedere splendidi reperti dedicati alle miniere del luogo, godendo di una spiegazione dettagliata e curata. Molto particolari le ricostruzioni del lavoro in miniera realizzate all’interno con delle piccole statuine in ceramica da parte di Raffaello Sanfilippo, con l’intento di riprodurre le condizioni di lavoro e gli scenari nei quali gli operai si muovevano, spesso in condizioni terribili.
La Foresteria rappresenta uno dei luoghi simbolo dei Monumenti Aperti ad Arbus, tanto da apparire nella copertina della brochure informativa.

Terminata la nostra visita, ci siamo spostati verso Fluminimaggiore. Anche in questo caso, molte curve da percorrere ma attraverso dei paesaggi magici... E visto che di magia si parla, eccoci giunti nel paese per visitare uno dei luoghi più attesi: il tempio di Antas. Una volta varcato il cancello del tempio, si è avvolti da una sensazione di pace, sacralità e forte emozione. È difficile da spiegare perché si tratta di qualcosa che senti dentro, ti tocca per davvero. Si respira un’atmosfera di quiete e bellezza. È come se si potesse toccare la grande e secolare storia di questo spazio. Un luogo che non esiterei a definire “incantato”. Andate a visitarlo e vi assicuro vivrete le stesse emozioni.

Il tempio è stato costruito in origine dai Punici, che lo dedicarono alla divinità Sid Addir, divinità collegata al dio delle acque, della fertilità e della vegetazione, conosciuta dai sardi come “Sardus Pater Babai”, il dio padre del popolo sardo. In seguito il tempio venne riedificato dai romani ed è stato ricostruito nel 1967. Ora le colonne presentano evidenti interventi realizzati con cemento armato, ma conserva intatta la sua atmosfera sacra e magica. Uno spettacolo unico, entusiasmante.

Ma non finisce qui. Questa non è stata l’ultima località visitata: potrete leggere il racconto di Giulia Madau sulla seconda parte del viaggio, sul blog TagSardegna.

E poi, se è vero che le immagini valgono più di mille parole, date un'occhiata agli album fotografici realizzati con Instagram sulle pagine Facebook di Tag Sardegna e di Marenostrum
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